Stipendi a Rischio per i dipendenti dell’Ama

Rifiuti, Ama a un passo dalla crisi: “Stipendi a rischio, il Comune sblocchi il credito”

I sindacati hanno reso nota una lettera di Bagnacani all’amministrazione

Gli stipendi dei dipendenti Ama sono a rischio già a partire dal mese di ottobre. Addirittura, per l’azienda capitolina che si occupa della gestione dei rifiuti, non si escludono “scenari non più gestibili”. La notizia è emersa nel corso dell’assemblea organizzata dai sindacati Fp Cgil, Fit Cisl e Fiadel di Roma e Lazio che si è tenuta questa mattina in piazza del Campidoglio. Ma l’allarme non viene dai lavoratori. È il contenuto di una lettera inviata il 18 ottobre scorso dal presidente dell’Ama, Lorenzo Bagnacani, alla sindaca Virginia Raggi, al suo vice Luca Bergamo, agli assessori a Bilancio e Ambiente, Gianni Lemmetti e Pinuccia Montanari, al ragioniere generale, Luigi Botteghi, e più in generale ai dipartimenti.

Una pagina per mettere l’amministrazione pentastellata al corrente delle possibili conseguenze della mancata firma da parte del Campidoglio non solo al bilancio dell’azienda ma anche a concedere il via libera per sbloccare le linee di credito bancarie. “Siamo informati dagli istituti finanziatori che gli stessi sono ancora in attesa di ricevere l’accettazione esplicita del pegno sui crediti Ama verso Roma Capitale così come contrattualmente previsto” si legge nella lettera. Una garanzia necessaria “per potere utilizzare le linee di credito che allo stato attuale sono prorogate fino al 15 novembre ma non disponibili”.

Il mancato sblocco di questi fondi sta costringendo Ama a trattenere gli incassi della Tari per andare avanti. “La mancata possibilità di utilizzare le risorse finanziarie che il ceto bancario mette a disposizione” si legge “non permette ad Ama di effettuare i riversamenti Tari”. È così che “a fronte del vostro pagamento delle fatture Ama relative alle mensilità di luglio e agosto del contratto di servizio di igiene urbana recentemente introitate, sarà possibile per la scrivente eventualmente riversare solo le somme incassate relative al mese di giugno pari a euro 53,7 milioni, qualora ci sia da parte di Roma Capitale l’indicazione sul procedere relativamente allo sblocco del pegno, consentendo l’utilizzo delle linee in oggetto”.

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Se le banche, poi, non dovessero accettare il pegno ad essere a rischio sono gli stipendi e i fornitore con conseguenze dirette sul servizio. “È di tutta evidenza che se non seguirà l’accettazione del pegno ed il conseguente utilizzo delle linee di finanziamento” spiega Bagnacani “il riversamento della Tari del mese di giugno drenerà risorse finanziarie tali da mettere seriamente a rischio il pagamento degli stipendi del mese di ottobre e rendere sostanzialmente impraticabile il rispetto del pagamento delle deleghe e degli stipendi del mese di novembre”. Non solo: sarà limitato l’utilizzo della finanza anche “per il pagamento dei fornitori essenziali e strategici (carburanti, raccolta, trattamento e trasporto dei rifiuti ecc)”.

Il prossimo 31 ottobre è in programma un consiglio di amministrazione al quale, con oltre un mese di ritardo, si potrebbe arrivare alla firma del bilancio 2017. Con gli stipendi a rischio, in piazza la tensione è altissima: “Non è che vogliono arrivare a un referendum sull’Ama come per l’Atac” si chiede Massimo Cicco della Fiadel. Marino Masucci della Fit conferma: “Non permetteremo che Ama vada in concordato preventivo, perché verremo qui giorno e notte qui”. Una richiesta di frattura forte tra il Campidoglio e l’azienda municipalizzata dal momento che in questo modo il documento economico non sarebbe più correggibile.

Ama, dissesto finanziario gravissimo Il rischio-Alitalia è concreto

Tra gli operatori dell’«igiene pubblica», l’Ama è il più grande e il più malato. Ecco gli scenari evidenziati da una ricerca di R&S Mediobanca.

Davanti ai cumuli di rifiuti, alla cessione di sovranità della Capitale a topi e gabbiani, si prova un senso di sconforto, che mette a dura prova la capacità di sopportazione dei romani. L’Ama è in crisi nera e il suo amministratore delegato, Lorenzo Bagnacani, non è in grado di pagare i prossimi due mesi di stipendi. I sindacati hanno indetto uno sciopero per il 5 novembre.

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Ci si potrebbe consolare ricordando che la crisi della raccolta rifiuti è un’emergenza nazionale, come documenta un’inchiesta del Sole 24 Ore. Ma sarebbe una falsa consolazione, anche perché Roma di quell’emergenza è grande parte. Bisogna piuttosto chiedersi come, dal gorgo maleodorante, si possa uscire. Proviamo a farlo con l’aiuto di una ricerca di R&S Mediobanca datata luglio 2018 su 82 aziende municipali (periodo 2012-2016) e con la consulenza di Riccardo Gallo, ex commissario straordinario di tre aziende in crisi (Autovox, Fidia Farmaceutici e Sir-Rumianca).

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